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IL GIOCO D'AZZARDO: CONVENIENZA O ADRENALINA?

Il fondamento, l'equità, la vincita sperata, la frequenza

Nell'immaginario collettivo il ritratto del giocatore d'azzardo è quella del viziato, del fanatico, dell'emerginato che trova una magra soddisfazione nel rischiare pian piano tutto lo stipendio con la speranza (remota) di riprendere qualcosa quelle poche volte che la dea bendata lo bacia.

Vediamo di capire qual è il fondamento del gioco d'azzardo.

La scommessa altro non è che rischiare del denaro sul verificarsi o meno di un evento futuro.
La posta ricevuta è inversamente proporzionale alla probabilità del verificarsi dell'evento, decisa dalla controparte.

Esistono anche delle "scommesse" obbligatorie e le conosciamo tutti: si chiamano "assicurazioni". Io che ho un'automobile devo obbligatoriamente "scommettere" con una compagnia assicurativa che...avrò un incidente.
Naturalmente preferisco...perdere la scommessa! Tuttavia devo pagare il premio perché me lo impone la legge...
Ma questo serve appena ad introdurre il concetto di scommessa poiché non è di assicurazioni che ci occupiamo!

Di norma in tutti i giochi gli elementi necessari sono due: il banco e la punta. Esempi probanti sono i casino, il lotto, le sale bingo e tutti i giochi a montepremio.

Prendiamo la roulette francese: 36 numeri più lo 0. Il croupier ti fa giocare ciò che vuoi sapendo di poter contare, alla lunga sulla 0 che è sì 1 su 37 ma dà, in linea teorica, quasi il 3% di vantaggio del banco sulla punta (basta eseguire la divisione 1:37).

Il giocatore sceglie dal cilindro uno dei 37 numeri e se indovina viene ricompensato con 36 pezzi. In pratica se 37 clienti giocassero ciascuno 10 euro su un numero diverso coprendo l'intero tappeto, il casino incasserebbe 370 euro e si troverebbe a pagare 360 euro: ecco quindi il guadagno di 10 euro (a fronte dei 370 incassati).

Nel lotto il margine di vantaggio del banco si dilata oltremodo. Prendiamo l'ambo e l'ambata (che sono stati equiparati nel rendimento) che assegnano, entrambi, al banco un vantaggio del 37.58% (terno, quaterna e cinquina sono ancora più svantaggiosi per i giocatori! La cinquina, addirittura paga 6.000.000 di volte la posta ma la probabilità favorevole di azzeccarla è solo 1 su 43.949.268... a conti fatti il "prelievo" teorico - perché non è un gioco a montepremi - è dell' 84% circa!).

Ma l'intento non è, almeno in un primo tempo, quello di vedere quali siano i giochi più vantaggiosi e quali quello meno. Per ora accontentiamoci di capire che per giocare è necessario avere queste due controparti: il banco e la punta.
Iniziamo dunque a capire che la scommessa è un commercio come un altro e in tutti i commerci c'è chi compra e c'è chi vende, c'è una domanda e c'è un'offerta.

Il passo successivo è capire che questi ruoli possono essere interscambiabili.
Un semplice esempio chiarificherà la questione. Poniamo che io scommetta con un amico l'uscita di "testa" nel classico lancio della moneta, lasciando "croce" all'altro. E' una scommessa "alla pari", mettiamo ciascuno 10 euro nel piatto: se esce "testa" prendo io i 20 euro, se esce "croce" se ne vanno nelle tasche del mio amico.
Ma è come se io scommettessi l'uscita di "testa" mentre lui mi fa da "banco" pagandomi alla pari o come se io "bancassi" a lui l'uscita di "croce".

Poniamo ancora che Alberto voglia giocarsi la vittoria della Juve sul Bologna a 1/2 e voglia scommettere 40 euro per vincerne 20. Se Luca, anti-juventino dalla nascita è pronto a rischiare 20 euro sulla Juve che non vince, Alberto può proporre la scommessa a Luca e l'affare è fatto: Alberto mette nel piatto 40 euro e Luca 20. Se la Juve vince, Alberto prende i 60 euro (vincita di 20 euro). Se invece vince il Bologna o la partita si conclude in parità sarà Luca a prendere i 60 euro (vincita di 40 euro).
Era su questa falsariga che, nei primi anni '90, nascevano i primi "betting exchange".

Da questi due esempi è facile capire come i ruoli del banco e della punta siano interscambiabili e, anzi, non si possa nemmeno dire chi sia il bancatore e chi sia il puntatore. O meglio. Questo sarebbe quello che dovrebbe succedere in un libero mercato ma il nostro Stato ha pensato bene, visto che le scommesse "tirano" di instaurare una sorta di monopolio (diciamo un oligopolio) dove se vuoi giocare devi rivolgerti a un banco. E così se ci fosse un lancio della moneta ufficializzato, legalizzato, con quote dei bookmakers avremo testa o croce tutti e due a 4/5 (per esprimersi nei tradizionali termini frazionali anglosassoni) oppure 1.80 (per esprimerlo con il più italico taglio decimale), ben meno remunerativo per il giocatore!

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Nell'immaginario collettivo è più "viziato" chi azzarda 100 per vincerne 50 "puliti" piuttosto che chi rischia 1 per vincerne 1000. Da un punto di vista meramente probabilistico, invece, occorre vedere la vincita sperata.

Cerchiamo di chiarire il concetto.
Se io gioco l'8 alla roulette mettendo 10 euro sul tappeto, la vincita sperata è:
10 x 1/37 x 36 = 9.73 dove 10 è l'importo giocato; 1/37 è la probabilità di vincita; e 36 è la posta pagata dal "pieno".

Se il mio amico "viziato" invece gioca a testa o croce in "famiglia" scommettendo 10 euro alla pari avrà come vincita sperata:
10 x 1/2 x 2 = 10

Come è facile intuire, negli eventi semplici, la vincita sperata è inversamente proporzionale al prelievo. Nell'esempio fatto è difficile considerare più viziato, e quindi sotto un certo punto di vista, meno razionale, il mio amico piuttosto di me! perché lui alla lunga va pari mentre io ci rimetto il 2.7% di ciò che gioco!

Generalmente i giochi che rendono molte volte la posta (naturalmente in caso di vincita...) hanno un prelievo molto alto ed è semplice capirne il motivo. Se io ti dò la possibilità con un euro di vincerne un milione tu giochi lo stesso anche se teoricamente ne dovresti vincere il doppio perché la differenza ti "pesa" meno. Se invece punti un euro, alla pari, cioè per riprendere il tuo euro più un euro di vincita mentre ti accorgi che teoricamente ne dovresti prendere due non giochi!
(Esemplifico. Metto tre palline in un'urna: rossa, gialla e verde; ne estraggo una e tu devi indovinare il colore e io casciun colore te lo pago alla pari, tu non giochi, perché sai che teoricamente io dovrei pagartelo a 2/1!).

Questo è il fondamento dei giochi a pronostico su larga scala, e delle lotterie che ha fatto la fortuna, prima del totocalcio e poi del superenalotto, e comunque delle casse erariali!

Ma chi gioca 2 euro al superenalotto non è viziato come chi gioca alla roulette che pure ha una vincita sperata maggiore!
Per paradosso, sembra che sia più "viziato" chi alla lunga va pari, piuttosto che chi alla lunga perde!

Credo che sia semplice cosa voglia dire "alla lunga", ma in ogni caso preferisco spenderci due parole.
La legge dei grandi numeri ci insegna che spingendo il numero dei tentativi all'infinito la frequenza empirica coincide con quella teorica. Chiarendo con un esempio: il classico testa o croce (50% e 50%) può sì prevedere 2 teste e 8 croci su 10 lanci ma se i lanci sono 100.000 non avrò mai 20.000 teste e 80.000 croci (a meno che la moneta non sia "truccata") ma avrò circa 50.000 teste e circa 50.000 croci.
In base a questo principio, competenza tecnica e fortuna a parte, "alla lunga" il giocatore perde il prelievo e quindi tanto più il prelievo è alto e tanto più il giocatore, alla lunga, perde.

Ma se gioco alla "roulette" pago il mio vizio il 3%, se gioco un ambo pago il 37% abbondante, se gioco al totocalcio pago più del 50%. Quindi l'ipotetica "classifica" dal gioco più razionale (cioè da quello che fa perdere meno a quello che fa perdere di più) è (o almeno dovrebbe essere stando alla nuda ipotesi del prelievo): roulette, lotto, totocalcio.

Ma provate a fare un sondaggio e sicuramente la classifica, secondo la gente, sarà proprio l'esatto contrario! I più razionali (se è vero che essere razionali vuol dire esser meno viziati ...e qui andiamo nella psicologia e nella filosofia ma sicuramente concorderemo quasi tutti che il vizio non va molto d'accordo con la ragione...) secondo la massa, fra i tre suddetti giochi preferiscono il totocalcio, al limite il lotto, ma mai la roulette. Ne esistono a bizzeffe di storie di uomini rovinati dal tavolo verde, un po' meno di persone rovinate inseguando un ritardatario, difficilmente sentiamo dire di gente dissanguata dal totocalcio...

Ma allora gli intervistati del nostro "sondaggio" hanno travisato la realtà? Non credo; direi piuttosto che hanno risposto basandosi su ciò che hanno sentito dire, sulle loro esperienze personali...E siccome ogni persona tende a non sentirsi viziata ed essendo più facile che un tizio preso a caso abbia giocato al totocalcio piuttosto che alla roulette (vista la scarsità dei casino in Italia) ecco che unendo le due cose abbiamo le risposte che avevamo preventivato.

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Ma c'è un'altra variabile da tenere presente che fa pendere un pochino meno la bilancia dalla nostra parte. Questa nuova variabile si chiama "frequenza". Infatti mentre lotto e totocalcio si giocano una, massimo due volte a settimana, in un casino ci sono centinaia di "boules" tutti i giorni; per un appassionato di cavalli ogni giorno ci sono decine di corse sulle quali scommettere... E laddove hai tempo di "digerire" la sconfitta e di "assaporarti" il gusto della vittoria (come nel lotto) l'adrenalina scende, la voglia di "rifarsi" scema, ergo, la giocata è più limitata e meno enfatica.
Laddove invece il giocatore non ha tempo di meditare sull'esito della scommessa precedente che ce n'è subito disponibile un'altra; laddove non c'è tempo di metabolizzare l'eventuale perdita (roulette, ippica,ma anche le macchinette "mangiasoldi") si crea più adrenalina, più ansia e il giocatore perde più facilmente il controllo di se stesso e delle sue disponibilità finanziarie.


Riassumendo ciò che abbiamo detto fino ad ora, possiamo dire:
  • che gli elementi cardine della scommessa sono il banco e la punta e che questi ruoli dovrebbero essere interscambiali;
  • che il prelievo è l'elemento che ci fa capire quanto alla lunga perdo in un determinato gioco;
  • che la persona razionale dovrebbe preferire i giochi con un prelievo minore; ma non possiamo ritenere completamente vera la relazione inversa cioè che chi gioca alla roulette sia razionale in senso assoluto (o comunque più razionale di chi gioca, ad esempio, al totocalcio) poiché subentra l'ulteriore variabile della "frequenza".

Possiamo concludere che:

  • il giocatore dovrebbe giocare per divertirsi e se una persona ha uno scarso controllo dei suoi nervi dovrebbe evitare i giochi "veloci" che non danno modo di metabolizzarne il risultato, positivo o negativo che sia;
  • il giocatore dovrebbe preferire, in generale, quei giochi che massimizzano la vincita sperata, cioè quelli che hanno la percentuale di prelievo più basso;
  • in quest'ottica sono da preferire le scommesse eque, quelle che si avvicinano maggiormente al concetto di libero commercio e non quelle dove c'è un monopolio a gestirle.
Gabriele Pichi

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